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Esce
il 9 maggio il film di Claudio Sestieri, proiettato alla Festa Internazionale
del Cinema di Roma e in concorso al 30° Festival del Cairo, dove
ha rappresentato il cinema italiano, "Chiamami Salomè",
versione attualizzata del celebre dramma di Wilde.
Un'operazione cinematografica basata sulla convinzione che i classici
possiedano un'intrinseca capacità di riaccendersi, di volta in
volta, in sempre nuovi, diversi contesti. Come hanno già dimostrato
le versioni shakespeariane di K. Brannagh o tanti altri film come, per
esempio, il "Riccardo III" di Al Pacino o quello anni
'30 di Loncraine, "Romeo+Giulietta" o "Hamlet 2000".
Un cinema fondato, dunque, su un testo "forte" e un altrettanto
forte impianto visivo. Un approccio cinematografico certamente poco
frequentato in Italia ma già una sorta di "genere"
altrove.
SINOSSI
Tutto
in una notte. Una notte di luna piena, una notte interminabile di festa,
nel corso della quale un vecchio capo-banda perde il potere e la voglia
di vivere, un innamorato respinto perde la vita, l'ostaggio di un sequestro
in crisi mistica perde - letteralmente - la testa e un'adolescente incantevole
ed incantatrice perde la verginità e conosce, allo stesso tempo,
i misteri della vita e quelli della morte. "Salomè",
in una parola. L'atto unico di Wilde ripensato per il pubblico attuale
del cinema, con il desiderio di rispettarne non solo lo spirito ma anche,
in gran parte, la lettera.
Estate.
Una fabbrica abbandonata al cui interno spicca una scenografia come
clonata da un "peplum" anni '60. La location ideale per la
festa di Erode (un boss della criminalità organizzata incrinato
dagli anni), deciso a far colpo sugli uomini della banda americana di
cui è tributario. Ma più la notte si accende, più
tutt'intorno a lui il mondo sembra lasciarsi andare, più il malessere
esistenziale del vecchio boss esce allo scoperto. Non ha occhi che per
Salomè, la figlia di primo letto della moglie Erodiade, la figlia
di suo fratello che ha fatto eliminare proprio per sposarne la donna.
Erode nutre per la ragazza, ancora adolescente, una passione incontenibile
che lo sta, giorno dopo giorno, consumando. Una passione altrettanto
forte di quella che invaderà la ragazza quando - sfruttando la
complicità del capo dei guardaspalle del boss perdutamente innamorato
di lei - potrà vedere il prigioniero segreto del patrigno. Ma
Giovanni, il giovane figlio di papà rapito da un anno, mai riscattato
dalla famiglia e in preda ormai ad un vero e proprio delirio religioso,
la rifiuterà sdegnosamente. Così come Salomè ha
rifiutato senza pietà il giovane capo dei guardaspalle. Non solo.
La investirà anche con gli stessi insulti di fuoco con cui demolisce
da tempo sua madre, colpevole per lui di un matrimonio incestuoso. Così,
quando al termine della notte, Erode riuscirà a convincerla a
danzare per lui offrendogli il suo corpo, la ragazza chiederà
- come premio - proprio la testa del "profeta" che ha rinnegato
il suo amore. Quella bocca che non ha potuto baciare in vita, dunque,
l'unica bocca che la giovanissima Salomè abbia mai amato, sarà
sua solo una volta che il carnefice l'avrà staccata dal suo corpo.
NOTE
DI REGIA
Prima
e dopo il set
Sono
sempre più convinto che un film, come qualunque processo creativo,
abbia una qualche sua vita autonoma che finisce per andare oltre, attraverso,
magari dietro e di fianco alle intenzioni stesse dei suoi autori. E'
per questo che voglio proporvi le mie note di regia scritte "prima"
di girare. Il film che ne è uscito poi fuori e che vedrete è
quello che questo testo evocava ma ormai anche altro. E, soprattutto,
sarà quello che ognuno di voi vorrà ritrovare dentro le
nostre immagini e le nostre parole, sulla base della sua sensibilità
e delle proprie emozioni.
Claudio
Sestieri
Che
sia un libro o un film a raccontare una storia, esistono idee senza
tempo. Esistono personaggi, situazioni ed emozioni che per quanto riproposti,
per quanto trasformati in canoni, non solo non perdono di intensità
ma anzi si rafforzano ogni volta nell'immaginario collettivo. Proprio
perché custodiscono al loro interno la capacità di rinnovarsi
sempre, parallelamente al pubblico per il quale vengono di volta in
volta rappresentati, e dunque la potenzialità di interpretare
puntualmente lo spirito del proprio tempo.
Uno di questi personaggi è senza dubbio Salomè, il prototipo
della seduzione adolescenziale, in qualche misura la "madre"
di tutte le bad-girls destinate a sconvolgere l'equilibrio degli adulti
ed a farli scivolare inesorabilmente verso l'autodistruzione. Sarebbero
immaginabili, per esempio, Lolita o la ragazzina di "American Beauty"
senza Salomè? Nell'interpretazione decadente di Wilde, il "capriccio"
di questa teenager storica, nel semplice spazio di un atto teatrale,
perde addirittura tre uomini: il giovane siriaco, suicida per amore,
il profeta Battista che ha osato rifiutarla ed Erode Antipa che ha messo
in gioco per lei le regole stesse del potere. Un personaggio così
forte e ancora così incredibilmente vivo si presta dunque quasi
naturalmente ad essere rivissuto oggi, in un allestimento che, senza
tradire non solo lo spirito ma anche lo stesso testo originale ci permetta
di calarlo nella società dei nostri giorni.
Del
resto, non solo il pubblico teatrale ma anche quello cinematografico,
composto per lo più di giovani, è ormai abituato a rivivere
alcuni testi classici come copioni scritti da qualche sceneggiatore
contemporaneo. Basti pensare non solo alle versioni shakespeariane di
Kenneth Branagh ma anche al "Romeo + Giulietta" di Baz Luhrmann
con Di Caprio o al recente "Hamlet 2000" ambientato a New
York tra video, telecamere e computer.
Queste operazioni presuppongono, ovviamente, un attento lavoro sul testo
che preveda tagli, leggere modifiche, piccoli adeguamenti alla nostra
realtà, ma muovono comunque dalla consapevolezza che i classici
possiedono al loro interno la capacità di riaccendersi ogni volta
anche in altri contesti. Il loro miracolo sta, infatti, proprio nel
saper rendere accettabile e naturale per i nuovi pubblici quanto inizialmente
potrebbe sembrare non più proponibile. Superata l'iniziale barriera
di straniamento che prende sempre gli spettatori nei primi minuti di
rappresentazione o di proiezione, scatta poi il godimento di sentire
come le parole apparentemente "antiche" della grande letteratura,
a volte conservino invece la capacità di interpretare in pieno
le nostre sensibilità.
Dice Salomè del Profeta, di cui ha appena ottenuto la testa:
"... Tutti gli uomini mi nauseano. Ma tu eri bello. Il tuo corpo
era una colonna d'avorio su un piedistallo d'argento... Era una torre
d'argento ornata di scudi d'avorio. Non c'era nulla al mondo bianco
come il tuo corpo. Non c'era nulla al mondo nero come i tuoi capelli.
Nel mondo intero nulla era rosso come la tua bocca..."
Non potrebbe essere il delirio di una delle tante ragazzine fan di qualche
idolo rock? Il Decadentismo "colto" di Wilde non potrebbe
oggi in qualche misura rivivere proprio nelle immagini survoltate dei
video e delle fanzine? Non è forse già accaduto qualcosa
di simile con gli adolescenti che si sono infiammati per Di Caprio che
corteggiava Giulietta con le parole dell'inglese seicentesco? E, in
quell'occasione, il pubblico giovanile non accettava forse e addirittura
amava quel linguaggio proprio perché lo sentiva al tempo stesso
"così lontano e così vicino"? Vicino cioè
ad una sensibilità tra il romantico e il maledetto assolutamente
propria della loro cultura pop-rock, e lontano dalla banalità
e dalla freddezza del linguaggio corrente di una società nella
quale non si riconoscono più?
E' in questa direzione che si muove il nostro tentativo di riproporre,
oggi, non solo il personaggio di Salomè ma anche il testo di
Wilde. Nella convinzione che anche il pubblico italiano, o almeno una
sua ampia nicchia, sia in grado di rivivere alcuni celebri testi classici
negli ambienti e nelle atmosfere dei nostri tempi. In particolare, per
la nostra "Salomè" abbiamo immaginato che il banchetto
della corte di Erode si trasformi nella festa di una banda criminale,
all'interno di una vecchia fabbrica abbandonata che, come accade del
resto per i rave, ci appare il luogo naturale di tutte le feste clandestine.
Erode ed Erodiade diverrebbero così il "capo" e la
"donna del capo", con un aspetto sempre in bilico tra l'alternativo
e il mafioso. Conservando, al di là delle ovvie differenze di
ambientazione e di costumi, una sostanziale identità di motivazioni
e di comportamenti con i loro modelli originari. Del resto, nessuno
è oggi più simile ad un tiranno dell'antichità,
di un boss mafioso. I rapporti tra un tiranno e la sua corte, infatti,
sono davvero molto simili a quelli tra un capo-banda ed i suoi uomini.
E le ultime agghiaccianti scoperte di vere e proprie camere di tortura
ed esecuzione dimostrano come gli attuali capi della malavita organizzata
dispongano, appunto come i tiranni di un tempo, di un vero e proprio
potere di vita e di morte. Continuando nel gioco delle trasposizioni
tra ieri e oggi, gli ospiti romani inviati da Cesare potrebbero essere
gli uomini di una gang americana proveniente dal Caesar's palace di
Las Vegas, vale a dire la banda-leader di cui Erode è tributario.
I rapporti di dipendenza nei confronti dell'Impero di Roma, coinciderebbero
in questo caso con i rapporti di dipendenza esistenti oggi tra una banda
locale e l'Impero globale della malavita organizzata.
Quelli che nel dramma di Wilde sono i Soldati del Tetrarca si trasformerebbero
qui nei Guardaspalla del boss, ed in particolare il Giovane siriaco,
(in Wilde capitano della guardia), diverrebbe il Primo dei suoi Guardaspalla.
Il Profeta Giovanni Battista potrebbe poi trasformarsi in un giovane,
eterno prigioniero di Erode, il figlio di un industriale che ha fatto
rapire e per il quale non è più riuscito ad ottenere il
riscatto. Un rockettaro metropolitano che, proprio in prigionia, ha
sviluppato un curioso delirio religioso, in seguito al quale ha finito
per identificarsi, appunto, con una sorta di novello profeta, implacabile
fustigatore di costumi. Salomè, infine, figlia di Erodiade e
figliastra di Erode, potrebbe, oggi più che mai, essere cosciente
della propria capacità seduttiva, una forza in grado di mandare
in frantumi non tanto le regole morali (ininfluenti nella corte di un
tiranno come in una banda dei nostri giorni) quanto le stesse regole
del potere, da sempre incardinate sulla credibilità del capo
di fronte ai propri uomini. Una Salomè giovanissima destinata
ad apparirci come una sorta di "alieno" nei confronti dei
personaggi adulti della storia che finirà per distruggere. Uno
sguardo "altro" su quanto la circonda che sarà reso
esplicito dalla capacità della ragazza di sintonizzarsi su una
sua frequenza esclusiva in cui realtà, immaginazione, presente,
ricordi siano capaci di mischiarsi continuamente e come naturalmente.
In
questa prospettiva - per una storia che rispetta in pieno le regole
aristoteliche della tragedia: unità di tempo, luogo e azione
- mi sembra determinante la scelta della Location.
La fabbrica, la scatola cine-teatrale in cui si muovono nel corso di
un'unica grande notte i nostri personaggi, avrà un solo squarcio
sghembo sul soffitto, aperto su un cielo stellato attraversato da una
luna maligna. E, all'interno, un'architettura ed un arredamento in stile
spudoratamente simil-antico romano. Immergere i personaggi in un'atmosfera
da "peplum" anni '60, non rende soltanto ragione del megalomane
cattivo gusto tipico degli uomini della criminalità organizzata,
ma stabilisce anche un immediato collegamento con gli ambienti della
vicenda storica e con l'immaginario cinematografico attraverso il quale
tutti noi abbiamo conosciuto e rivissuto quegli avvenimenti.
Così come la grande piscina circondata da un fondale visibilmente
finto di un cielo stellato (proprio sotto quello "vero" che
si affaccia dalla crepa del soffitto) ci permetterà di sottolineare
il senso che in questa storia ha un elemento come l'Acqua. Da sempre
simbolo fin troppo evidente della sessualità, della femminilità
(il rapporto madre-figlia è alla base di tutto l'intreccio) e,
attraverso l'evocazione dello specchio, anche del doppio che segna così
profondamente l'essenza dei nostri personaggi.
Quanto
al Cast, non soltanto Salomè dovrà essere il più
giovane possibile, (in linea del resto, in questo caso, con la realtà
storica), ma anche per altri ruoli coinvolgeremo attori giovani che
segnino già fisicamente una dissonanza rispetto ai corpi ed ai
volti di Erode e degli uomini della banda del Caesar's Palace. La stessa
Erodiade, dovrebbe distaccarsi dal clichè classico, per essere
interpretata da una attrice ancora giovane e seducente, in qualche modo
il doppio-adulto dell'adolescente Salomè. In questo contesto
di volti e corpi giovani, un Erode invece decisa- mente "triste,
solitario y final". Un boss stanco e svogliato che, nella assurda
ossessione per la figliastra, vive l'ultimo guizzo della sua parabola
di capo carismatico prima di avviarsi, ormai sconfitto, verso una inevitabile
abdicazione.
Un'ultima
considerazione. A dispetto della fin troppo ovvia vocazione di Wilde
alla trasgressione, (basta ricordare che "Salomè",
pubblicata nel 1893, fu rappresentata a Londra solo nel 1905, e in un
club privato), la sua tragedia in un atto ingloba numerosi ed importanti
riferimenti religiosi. Non solo nelle tirate del Profeta. Dio, in qualche
modo, è tirato in ballo un po' da tutti ma, pur nell'ambientazione
della Palestina iperreligiosa di quei tempi, è già ben
presente in Wilde il tema della sua assenza. Dice un Giudeo: "...nessuno
ha più visto Dio dopo il profeta Elia... Di questi tempi Dio
non si mostra. Si nasconde, ed è per questo che gravi disgrazie
succedono in questo paese." Riproporre oggi questa vicenda e questi
personaggi significa, allora, fare in qualche misura ancora i conti
con questo tema del "silenzio di Dio" che può divenire
per noi, anche il silenzio dell'etica, dei valori, delle ideologie.
Nella nostra versione, l'inviato dell'Americano, il boss della banda-madre,
ironizza così: "Solo gli artisti ormai vedono Dio... ecco
perché poi si suicidano...". Dio, dunque, è altrove,
non ce n'è più traccia e gli uomini sono tutti, in un
modo o nell'altro, degli orfani. E' in questo vuoto spinto che si affollano
gli ospiti dell' Erode dei nostri giorni. La sua notte di festa e di
morte è la notte di questa assenza. Il Profeta, secondo tradizione,
tuona nel deserto. L'"aliena" Salomè è poco
di più di una macchina programmata per la soddisfazione dei propri
desideri e, al tempo stesso, di quelli della madre che, proprio attraverso
di lei, attua finalmente la sua vendetta. E il vecchio boss stanco si
apre per la prima volta, forse, al ribrezzo del sangue ma solo quando
tutto è, ormai, deciso da altri.
Prodotto
da Pietro Innocenti per Star Plex srl
diretto da Claudio Sestieri
35 mm. Colore - Formato 1: 2, 35
Durata - 1h. 35' 30"
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